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Le parole del leader di SeL sullo sciopero Fiom

Fiom, Nichi Vendola: "Torniamo alla lotta"

"E' fondamentale la trincea di resistenza"
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Immagine articolo - italia domani

«La battaglia dei metalmeccanici è fondamentale, è fondamentale la trincea di resistenza che avete messo in campo e che non allude alle glorie del passato, ma allude alle incombenze del futuro». Lo dice il leader di Sel Nichi Vendola, che, trovandosi all'estero per impegni istituzionali, ha deciso di esprimere il suo sostegno allo sciopero nazionale con un videomessaggio sul web. «Su questa strada - afferma Vendola - lo sciopero della Fiom di oggi è stato ed è un appuntamento importante: perchè c'è bisogno che le angosce, le rabbie, i pensieri inquieti possano catalizzarsi dentro un percorso di lotta. Dobbiamo tornare alla lotta, perchè nessuno ci regala un futuro migliore, dobbiamo conquistarcelo giorno dopo giorno». Parlando delle critiche ricevute quando si recò davanti ai cancelli di Mirafiori in occasione del referendum alla Fiat, Vendola aggiunge: « Quello che mi colpisce è l'idea che alcuni sostengono che la politica non debba sostanzialmente occuparsi della questione del lavoro. Il lavoro appare come delegato al mercato e all'impresa, una semplice specializzazione dei poteri economici. La politica che rinuncia a confrontarsi anche concretamente con il salario, con l'orario, con le condizioni di sicurezza e di salubrità, compie un'incursione su un terreno improprio. Questo è il primo punto che penso vada rifiutato , sopratutto per chi si considera di sinistra». Vendola invita a non accettare l'idea di una divisione tra lavoro e diritti universali: «Noi dobbiamo guardare con attenzione al fatto che si tenti di separare il profilo produttivo degli individui, delle persone dall'esercizio dei diritti di cittadinanza. Perchè questo propone una specie di idea della libertà part time: la libertà è fuori dal mondo del lavoro, superati i cancelli delle fabbriche, superata quella soglia, le persone smettono di essere persone, non hanno più un valore intrinseco ma hanno solo un prezzo. Gli individui smettono di essere dotati di diritti individuali inalienabili, ma diventano appendici della macchina produttiva. Una vera regressione civile e culturale, a cui non possiamo abituarci. C'è una vera e propria involuzione post liberale e post cristiana della nostra democrazia». «Credo che il punto di vista che dobbiamo affermare - conclude Vendola - ciascuno nel proprio ruolo e con le proprie competenze, con le proprie passioni, è la necessità di stringere un'alleanza tra i diritti individuali di libertà, i diritti sociali, i diritti umani».

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