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FIAT, MARCHIONNE: CON IL 51% DEI NO NON INVESTIAMO A MIRAFIORI

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Immagine articolo - italia domani

Il referendum sul riassetto di Mirafiori, i futuri investimenti e il rapporto con Confindustria e sindacato. E' un Marchionne a tutto campo quello che interviene nel giorno del debutto a Piazza Affari di Fiat Industrial, società nata dalla scissione del Gruppo. In merito alle intese firmate con i sindacati per lo stabilimento di Mirafiori, sul quale c'è stato il no della Fiom, Marchionne ha ribadito che "se al referendum vincono i no, non faremo alcun investimento". "Se il referendum di Mirafiori raggiungera' il 51% di si' andremo avanti con il nostro progetto. La gente si deve impegnare a fare le cose - ha aggiunto Marchionne - a Mirafiori la Fiat non ha lasciato fuori nessuno. Se qualcuno ha deciso di non firmare non significa che io abbia lasciato fuori qualcuno. La Fiat ha bisogno di libertà gestionale e non puo' essere condizionata da accordi che non hanno piu' senso". E ha poi precisato: "La Fiat è capace di produrre vetture con o senza la Fiom".
Alla domanda se sia possibile ipotizzare una Confindustria senza più Fiat al suo interno, il manager ha replicato: "La vedo come un'ipotesi possibile ma non la vedo come probabile". Il punto da tener presente in questa vicenda - ha ribadito Marchionne - è che "Fiat non può continuare a essere condizionata da accordi che non hanno piu' senso".
"Abbiamo il dovere di stare al passo con i tempi - ha dichiarato l'ad della Fiat quanto al riassetto societario - e valorizzare tutte le nostre attività. Di fronte alle grandi trasformazioni in atto nel mercato - ha spiegato - non potevamo piu' continuare a tenere insieme settori che non hanno nessuna caratteristica economica e industriale in comune. Questo è un momento molto importante per la Fiat, perché rappresenta allo stesso tempo un punto di arrivo e un punto di partenza", cioè "l'atto finale nel processo di perfezionamento del demerger e l'inizio di un nuovo capitolo nella storia di due società indipendenti".
Secondo l'Ad l'operazione consentirà a Fiat e a Fiat industrial di "focalizzarsi ognuna sul proprio business con obiettivi chiaramente identificati e riconoscibili dal mercato", oltre che a "dimostrare in pieno il valore che altrimenti rischierebbe di rimanere in parte inespresso".
Infine, Fiat potrebbe aumentare la propria partecipazione nel capitale di Chrysler salendo fino al 51% già nel 2011 se il gruppo di Detroit nel frattempo approderà in borsa.

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