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I possibili scenari

Crisi di Governo: le manovre per nuova maggioranza con i ribelli di FI

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Un manipolo di grillini dissidenti. La pattuglia dei sette di Sel. I nuovi senatori a vita. Ma, soprattutto, i moderati del Pdl. Il corteggiamento e' iniziato. Grandi manovre in corso. Perche', grazie al Porcellum, e' ancora una volta tra gli stucchi di Palazzo Madama che si giocano le sorti della legislatura. E perche' possa farsi almeno un governo di scopo, servono 24 voti. Otto dei quali, tutti da trovare. La maggioranza al Senato e' a quota 161. Pd, Scelta civica e Autonomie, hanno in tutto 137 parlamentari (sarebbero 138, ma il presidente del Senato, Pietro Grasso, per prassi si astiene). Dunque, a un nuovo governo senza il Pdl mancano 24 voti. Cinque, dovrebbero venire dai senatori a vita: Mario Monti, piu' i quattro neo-nominati Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Renzo Piano. Poi ci sono i sette di Sel, nei quali in casa dem si ripongono ottime speranze, visti i segnali di chi, come Gennaro Migliore, invoca "subito una nuova maggioranza" per legge elettorale, legge di stabilita' e decadenza di Berlusconi. Se a costoro si sommano i quattro ex grillini passati al Misto (Mastrangeli, De Pin, Gambaro, Anitori), si arriva a quota 153. L'obiettivo minimo per una nuova maggioranza e' insomma trovare altri otto voti (ma si punta, raccontano, almeno a 15). E il pressing in queste ore e' in corso su due fronti: i democrat lavorano ai fianchi i 'dissidenti' grillini, mentre i centristi sono in prima fila nel cercare di conquistare alla causa della stabilita' i moderati del Pdl. Sperando si faccia avanti anche qualche 'peone' che non voglia tornare a casa dopo sette mesi. L'impresa e' difficile, ma non impossibile. Alimentano infatti nuove speranze le prese di distanza di tante colombe Pdl (da Quagliariello a Sacconi, a Giovanardi) rispetto agli 'estremismi' dei falchi. Ma non e' detto che i distinguo si trasformino in voti contrari alla linea del partito. "Nessuno ci dividera'", assicura Silvio Berlusconi, che gia' lancia strali contro un "governicchio" di "transfughi e traditori". Ma da un lato i centristi di Casini, dall'altro i montiani, sono all'opera per garantire a Letta i voti per stare al governo fino - e' l'ambizioso obiettivo - al 2015, dopo il semestre europeo. La scena immaginata e' questa: un gruppo di pidiellini filogovernativi (che confluira' poi nel Misto o in Sc) dice di non essere d'accordo a far saltare il governo e minare la stabilita', di conseguenza vota la fiducia e - naturalmente - ritira le dimissioni. Da questo nucleo si parte poi per giocare una partita diversa, che alle elezioni europee veda schierarsi insieme i moderati, in un nuovo 'Ppe italiano' in grado di calamitare forze sia dal Pdl che dal Pd. Ma lo schema, sono consci i centristi, presenta ancora tante incognite (i montezemoliani, spiegano ad esempio, "guardano a Renzi"). Tornando alla partita piu' immediata, si corteggia la pattuglia siciliana del Pdl, i senatori come Paolo Naccarato (e' nel gruppo Gal, ma ha criticato la rottura dei berlusconiani). Ma soprattutto, chi finora ha tenuto le carte coperte. E intanto si tiene conto delle voci critiche emerse anche nelle fila grilline rispetto alla linea 'talebana' del no alle alleanze: Luis Orellana, per dire, e' pronto a sedersi a ragionare su un governo di scopo per cambiare la legge elettorale. Ma quanti sono i senatori M5S dissidenti? C'e' chi ne conta una quindicina, chi dice che al dunque non saranno piu' di quattro o cinque. Ma anche cosi' 'pochi', potrebbero bastare. (di Serenella Mattera - ANSA)

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