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Replica alla nostra intervista

Barbero, Fenestrelle e i neoborbonici: chiarezza e rispetto

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Riceviamo e pubblichiamo dal Presidente del "Movimento Neoborbonico", Prof. Gennaro De Crescenzo, una replica all'intervista al Prof. Alessandro Barbero dal titolo "Fenestrelle lager dei Savoia? Non esattamente", pubblicata sul nostro portale lo scorso 8 aprile.

 

Dopo aver letto le dichiarazioni del prof. A. Barbero, docente di storia medioevale da qualche anno molto attivo sulle questioni legate alla storia del Risorgimento italiano, è necessario (oltre che legalmente doveroso) pubblicare alcune osservazioni sia sullo stile delle dichiarazioni che sui contenuti. In merito allo stile ancora una volta Barbero denuncia di avere ricevuto “insulti” riferendoli ai neoborbonici e a quel Movimento Neoborbonico da noi rappresentato e con marchio in uso fin dal 1993 (6000 pagine di rassegna stampa, oltre 15.000 iscritti e sito neoborbonici.it con oltre 6 milioni e mezzo di contatti in 8 anni) che era e resta, a prescindere da ciò che pensa Barbero, un movimento culturale che non ha mai avuto finalità politiche e non ha mai ottenuto (o chiesto) alcun incarico di carattere politico.  Una precisazione utile: il libro di Barbero è stato scritto molto prima di registrare quelli che vengono definite “insulti ai limiti del buongusto”. Nel suo libro Barbero  definiva “sconsiderata” una certa pubblicistica, definiva gli autori artefici di “furibonde mistificazioni”, di “strumentalizzazioni non si sa quanto in buona fede”, di “spudorate reinvenzioni” o di “stravolgimenti della storia per fini immondi" (affermazione che addirittura chiude il libro).  Lo stile, del resto, è confermato nella stessa intervista quando Barbero definisce le tesi neoborboniche “panzane enormi” o “frottole  così grosse che c'è da vergognarsi perfino di doverle discutere, e che ci possa essere qualcuno che ci crede”. Si tratta, allora, di uno stile violento e polemico che, ovviamente, non poteva e non potrebbe non suscitare reazioni che, puntualmente, da parte di Barbero, vengono successivamente denunciate come “offese e insulti” ecc. ecc. senza pensare che ad ogni azione, in tutti i campi, segue una reazione e senza pensare che nel “mare magnum” della rete sono centinaia di migliaia le persone legate a certe idee e che si sentono colpite da affermazioni di questo tipo.  Entrando nel merito, è calunnioso e non rispondente al vero affermare che le tesi neoborboniche sono “frottole”  o  sono “tutte false”: 1) la tesi dell’invasione piemontese del Sud non è una teoria ma una verità oggettiva e incontrovertibile: cosa ci facevano, del resto, dalle nostre parti circa 200.000 soldati sabaudi? E a cosa si sarebbe riferito lo stesso D’Azeglio nelle sue famose affermazioni? D’Azeglio era nato a T orino eppure affermò che  “ci volevano, e pare che non bastino, 60 battaglioni per tenere il Regno, ed è notorio che, briganti e non briganti, tutti non ne vogliono sapere”… 2) E’ indimostrabile e indimostrata la tesi del prof. Barbero secondo la quale il “brigantaggio fu una vera guerra civile fra meridionali”: chi ha realmente e lungamente studiato i documenti del brigantaggio (in testa il colonnello Cesari agli inizi del Novecento) ha sempre legato a quella guerra motivazioni di carattere politico-legittimistico superando le vecchie tesi riferibili alle tensioni sociali o del mondo contadino (come dimostrato anche abbondantemente dagli atti della Commissione di Inchiesta sul Brigantaggio); 3) la cifra del milione di morti non è una cifra “neoborbonica” ma una cifra riportata da Civiltà Cattolica e, in considerazione degli studi ancora in corso (anche da parte del sottoscritto e solo in parte pubblicati), confrontando l’immensa quantità di dati soprattutto presso gli archivi locali, presso l’Archivio Centrale dello Stato e presso l’Archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito,  non è una cifra del tutto infondata se riferita magari ai 10 anni complessivi di guerra e alle “vittime” compl essive (uccisi  negli scontri, fucilati, feriti, imprigionati, deportati, danneggiati nelle attività familiari e lavorative) con picchi di intollerabile inciviltà mai denunciati e sconosciuti per 153 anni presso la storiografia ufficiale anni quando si autorizzava la fucilazione dei cani nelle masserie o la “decapitazione dei briganti per comodità di trasporto”. Irrilevante, tra l’altro, la presenza di meridionali tra gli “invasori” prima come esuli all’estero (un centinaio di persone in tutto), poi come  garibaldini (6% circa) e in seguito come “guardie nazionali” (consueto e disperato fenomeno di “ascarismo”); 4) Che le condizioni del Regno delle Due Sicilie fossero,  a differenza di quelle piemontesi, “prospere  e felici” anche per quanto concerne PIL, redditi o industrializzazione lo dimostrano non solo le ricerche archivistiche realizzate in questi anni dai neoborbonici ma studi anche accademici come quelli di Vito Tanzi (già FMI), Daniele, Malanima, Fenoaltea, Ciccarelli o Collet (“le condizioni finanziarie del Sud del 1860 erano come quelle della Germania di oggi”)…   E sono di natura soprattutto economica quei “cento primati” che Barbero pure definisce con superficialità “frottole” (dai 443 milioni di lire conservati nelle banche del Sud sui 668 complessivi italiani alla più alta quantità di denaro circolante, dalla prima flotta mercantile italiana -seconda in Europa-, all’esportazione negli USA, dalla più alta percentuale di medici per abitanti al numero di iscritti alle università o di riviste e libri pubblicati…); 5) Che si trattò di un complotto anche massonico e del tragico inizio di un patto tra stato (italiano)/massonerai/mafia&camorra non lo dimostrano solo le ricerche neoborboniche ma anche i recentissimi studi di A. Fiore o del prof. E. Di Rienzo che forse, come gli autori citati prima, sono sfuggiti all’attenzione di Barbero; 6) In quanto a Fenestrelle e alla drammatica questione dei soldati delle Due Sicilie deportati al Nord contro la loro volontà a decine di migliaia (è solo un cavillo di antica memoria sabauda ribadire che “dal 17 marzo erano tutti italiani”), si tratta di una questione tutt’altro che chiusa, come dimos trato dal sottoscritto nel corso di un serrato confronto a Bari con Barbero e in una mia recentissima pubblicazione ed in entrambi i casi non c’è stato alcun insulto da parte mia ma solo l’esposizione di tesi basate su lunghe e articolate ricerche archivistiche. Il prof. Barbero per il suo testo ha esaminato solo 65 unità archivistiche sulle oltre 2500 unità che potevano contenere notizie sul tema; ha esaminato solo documenti tra il 1860 (due mesi) e il 1862 (pochi mesi); ha esaminato documenti a Torino e in pochi altri archivi (Alessandria, Pinerolo, Roma, per un tot. di circa 20 unità) senza mai consultare magari gli archivi degli ospedali della zona o i tanti archivi del Sud che pure hanno rivelato e stanno rivelando dati significativi e del tutto in contrasto con la tesi del “ridimensionamento” del problema seguita da Barbero. Troppo poco, evidentemente, per chiudere questioni così drammatiche, per liquidare come “parziali” le tante fonti che riportano dati diversi e per definire autori di “frottole” tutti gli altri ricercatori. Altro che “sogno consolatorio” o “voglia di dare la colpa a qualcun altro”… Si tratta di questioni storiografiche complesse e tutte ancora da studiare e analizzare senza ricorrere a etichette, offese e polemiche se davvero vogliamo assicurare un futuro a questo Paese dopo 153 anni di mistificazioni e di retorica che non hanno contribuito di certo a dare soprattutto ai giovani meridionali le radici, l’orgoglio e le speranze di cui hanno bisogno e a cui hanno diritto da cittadini italiani ed europei.

 

Prof. Gennaro De Crescenzo

Presidente Movimento Neoborbonico

Napoli

 

 

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