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Tennis

Inarrestabile Djokovic

Il serbo Djokovic, nuovo n.1 del mondo, continua la sua cavalcata vincente nel 2011 con il successo al Master 1000 di Montreal, suo nono titolo stagionale
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

 

Inarrestabile. Non c'è un aggettivo più calzante per descrivere l'annata di Novak Djokovic, serbo 24enne che nel 2011 ha vinto 53 delle 54 partite giocate, con 9 titoli e già oltre 7 milioni di dollari di montepremi. Australian Open, Wimbledon, tutti e 5 i Master 1000 a cui ha preso parte (a Monte Carlo fece solo una comparsata per la festa dell'Atp, senza scendere in campo). Un dominio quasi imbarazzante, che rischia di far impallidire le recenti stagioni record di Federer e Nadal a furia di un tennis consistente, quasi impossibile da scardinare; quasi un flipper impazzito che tritura gli avversari, o come un cobra che ti stritola piano piano, silenziosamente. Solo un Federer deluxe è riuscito quest'anno a batterlo a Parigi, in quello che è già il match dell'anno per bellezza ed emozioni delle 4 ore di tennis stellare giocate da entrambi gli attori. Una partita che probabilmente costerà a Djokovic un clamoroso Grande Slam, visto che a New York tra 15 giorni sarà l'ovvio favorito, e probabilmente vincerà. Riuscirà quindi a mantenere la straordinaria forma fisica che gli sta consentendo questo diluvio di successi? Probabilmente si, il successo di ieri a Montreal ne è secondo il vostro cronista la prova. Djokovic ieri ha strappato il successo a Montreal, primo Master 1000 sul cemento Usa, battendo in 3 set il trentenne americano Fish. Senza giocare particolarmente bene, ma spingendo al momento giusto ha dato l'ennesima dimostrazione di forza, nonostante Fish abbia fatto tutto bene, tutto giusto. Non è bastato. In tutta la settimana Novak non ha brillato, spesso ha concesso qualcosa non tanto in termini di punteggio ma di gioco. Meno intensità, qualche errore di troppo, servizi non sempre precisi e qualche concessione ai rivali. Però non ha mai mollato, riuscendo con grandissima lucidità ad allungare nel momento decisivo, tramortendo il rivale di turno con un picco d'intensità mostruoso per poi tornare a giocare col freno a mano tirato. Questo è indice di forza a 360 gradi. Indica che Djokovic ha imparato a gestirsi. Sa leggere il match, sa quali sono le sue riserve di energia, visto che sicuramente dopo Wimbledon ha prima staccato la spina per qualche tempo e poi ricominciato una piccola preparazione fisica per “reggere” al top fino a metà settembre. Quindi, con dei carichi di lavoro ben precisi, sa quanto può reggere, quanto può spingere. E non deve esagerare se vuol tenere la macchina in corsa fino alla fine. ...Come un pilota di F1 che dosa al centesimo il gas della sua vettura per farla arrivare prima al traguardo con la poca benzina rimasta. Con l'aggravante che nel tennis c'è anche la variabile non gestibile dell'avversario in campo e delle imprevedibili condizioni che ogni match può generare. La tranquillità con cui Novak riesce a gestire tutte queste incognite, trovando l'equazione vincente ogni volta che scende in campo mi fa pensare ad un vero e proprio “professore” della racchetta. Una maturazione completa, che nasce dalla sicurezza che quest'annata di grandi successi gli ha portato. E viceversa, è riuscito in cotanta impresa proprio grazie alla solidità acquisita che l'ha portato a maturare così tanto, match dopo match, vittoria dopo vittoria. Questo Djokovic sa perfettamente regolarsi in campo, gestendo ogni stilla della sua forza con la lucidità dei fortissimi. Sa di non avere grandi punti deboli, sorretto da una fiducia nei suoi colpi che lo porta a spingere quando necessario senza prendersi rischi eccessivi. Sa che i rivali lo temono, perché non trovano spiragli per attaccarlo con successo. Sa che New York ormai è vicina, e tenere ancora un mese è un'impresa difficile ma non impossibile, per concludere un'annata che passerà alla storia del tennis come una delle più dominate di sempre. Con Nadal ferito a morte dalle tante sconfitte subite da Novak, a tutte le latitudini e superfici; con Federer in evidente ribasso avendo scollinato la trentina; con Murray inesorabilmente in fallo nel match che gli può cambiare la vita, e tutto il resto della truppa lontano anni luce, il sogno Us Open è lì a portata di mano. E il pirata Djokovic sta conducendo la sua nave anche alla conquista dell'ultima preda.

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