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Politica internazionale

Un "viaggio" in Corea del Nord: intervista all'ambasciatore Domenico Vecchioni

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

E' di questi giorni la notizia di una ripresa dei test missilistici da parte della Corea del Nord, nel Mar del Giappone. Una tensione che sembra destinata a non conoscere mai soste, quella nell' Asia orientale, con Pyongyang impegnata in continue manifestazioni muscolari. Ma che cos'è la Corea del Nord? E chi è il suo giovane leader, l'enigmatico Kim Jong-un? Lo abbiamo chiesto a Domenico Vecchioni, diplomatico di lungo corso, ambasciatore, storico e saggista, autore del libro “La saga dei 3 Kim. La prima dinastia comunista della storia” (ed Greco e Greco).

 

-Perché un libro sulla Corea del Nord? E qual è la sua esperienza sulla “repubblica eremita”?

-Sono arrivato ai “3 Kim” dopo essermi interessato ai tiranni e dittatori del XX secolo. Nel mio libro “La follia al potere” (2012), in effetti, ho passato in rassegna, attraverso brevi profili biografici, i dittatori più singolari o conosciuti male di quel periodo. Mi sono naturalmente imbattuto nella dinastia nordcoreana, di cui ho delineato un primo, essenziale ritratto. Tuttavia la surreale situazione della Corea del Nord, dove i tre esponenti della famiglia Kim vengono considerati personaggi quasi soprannaturali, “geneticamente” predisposti a governare il paese, mi ha così colpito che mi è sembrato interessante approfondirne lo studio in uno specifico volume. Un regime in definitiva che ha generato un ibrido istituzionale unico nella Storia: una monarchia/comunista o, se vuole, una repubblica dinastica! Sorprendenti ossimori politici che testimoniano le straordinarie contraddizioni di un sistema che ha finito per ereditare le peggiori derive del comunismo e gli eccessi delle monarchie assolute del XI X secolo. In particolare ho cercato di capire come sia stato possibile appunto trasformare un sistema comunista in una monarchia ereditaria…

 

-Ma la Corea del Nord è davvero uno stato socialista? Lei, in fondo, l'ha definita una “monarchia”.

-Fondamentalmente lo è. La Corea del Nord nasce nel 1948 ad immagine e somiglianza dell’Unione Sovietica, allora sua grande protettrice, all’insegna della collettivizzazione di tutti i mezzi di produzione, dell’abolizione della proprietà privata, della statalizzazione dell’agricoltura, dell’economia centralizzata, del Partito Unico e della militarizzazione forzata. Tra Kim Il-sung e Stalin c’è un’intesa perfetta. L’ho definita “monarchia” perché dopo la morte di Stalin nel 1953, al propagarsi del concetto di “destalinizzazione”, Kim il-Sung teme essere defenestrato. Decide allora di blindare una volta per tutte il suo potere per sé e i suoi successori. Elabora quindi una dottrina politico-sociale dai contorni decisamente autarchici (Juche), che in pratica isola il paese dal resto del mondo e dalle possibili influenze esterne di tipo “riformista”. Allo stesso tempo dà il via a un culto della personalità senza precedenti. Mitizzando così se stesso, Kim mitizza anche la sua famiglia, che viene accreditata come la sola in grado di esprimere i dirigenti del paese. E soprattutto promuove l’istituzione dei campi di lavoro, pudicamente ribattezzati Centri di Rieducazione, in realtà veri e propri campi di concentramento, dove sopravvivere diventa una scommessa sol destino. Efficacissima deterrenza contro eventuali critiche o forme di opposizione. Prepara infine il figlio maggiore, Kim Jong-il alla propria successione…Così, quando Kim ll-sung muore nel 1994, nessuno si meraviglierà se a salire al “trono” sarà il suo primogenito. Il dittatore è morto, viva il dittatore! Se non è monarchia, che cos’è?

 

-E chi è Kim Jong-un ?

-E’ il nipote di Kim Il-sung e il figlio di Kim Jong-il. In realtà l’erede non doveva essere lui. Nella linea di successione prima di lui c’erano il figlio di primo letto di Kim II, Jon-nam, estromesso perché favorevole ad un’evoluzione del paese sul modello cinese e suo fratello maggiore Jon-chol, scartato a causa delle suo movenze fisiche considerate troppo “femminili” e non in armonia con la costituzione fisica tipica della famiglia Kim. Kim Jong-un invece è il figlio che meglio degli altri può rappresentare la continuità dinastica, sia sul piano politico che su quello fisico. Ha poi anche la fortuna di somigliare moltissimo al nonno e al padre. Sarà insomma facile per la propaganda di Stato convincere la popolazione che il Grande Leader (Kim I) e il Caro Leader (Kim II) rivivono nel Grande Erede (Kim III). L’immagine al servizio del potere! Kim Jong-un è probabilmente nato nel 1983 o 1984, ma la il regime lo fa nascere nel 1982 perché abbia una ragionevole età al momento della successione nel 2011.E anche per una certa superstizione della propaganda che adora la simbologia dei numeri: fa quindi della data di nascita dei Kim III (1982) un multiplo di quella del padre (1942), pure modificata per un farne un multiplo di quella del Fondatore (1912). Educato in Svizzera, studente a Berna presso una scuola internazionale, poliglotta, appassionato di basket e di informatica, libertino quanto il padre, Kim III suscita speranze e aspettative di una qualche apertura - se non altro per la sua giovane età - quando, debitamente investito dal Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori (partito comunista), assume la guida del paese il 19 dicembre 2011. Speranze e aspettative andate però presto deluse in quanto il suo regno si inserirà, all’insegna dell’assoluta continuità, nello stesso solco tracciato dal nonno e dal padre. Per il momento quindi non sembra che ci sia nulla di nuovo sotto il sole nordcoreano. Dittatura assoluta, militarizzazione del paese, polizia politica, spietata repressione di ogni forma di dissenso, funzionamento dei campi di concentramento…Non si può capire la Corea dei Kim se non si volge lo sguardo alle “colonie di lavoro penale” (Kwanliso), in particolare quello di Yodok, 110 chilometri a nordest della capitale, dove languono dai 40.000 ai 50.000 prigionieri politici secondo Amnesty International. Un numero eccessivo e poco credibile, diranno i difensori del regime. Ma non lo è se si conosce l’aberrante principio penale vigente nella Corea del Nord della cosiddetta responsabilità per associazione familiare. Le persone condannate, cioè, sono spesso incarcerate con tutta la famiglia, donne, vecchie e bambini compresi, visti come complici “oggettivi”. La responsabilità penale insomma in Corea non è personale Questo spiega l’affollamento dei “campi di rieducazione”. E quando un detenuto viene giustiziato, la sua famiglia comincia a tremare perché a qualcuno potrebbe venire in mente che è bene sterminare tutti i parenti stretti per eliminare il germe infetto della non obbedienza…

 

-Si fa un gran parlare dei rischi che potrebbero derivare dalla condotta di Pyongyang, potenza nucleare a tutti gli effetti; dai lanci di missili, alle dichiarazioni di guerra, alle minacce, ecc. Ma sono davvero fondati i timori della comunità internazionale? Dopotutto, se Kim attaccasse Seul, gli USA oppure il Giappone, verrebbe distrutto.

-Quando al comando di un paese relativamente piccolo, ma con capacità nucleari, c’è un solo uomo, detentore di tutti i poteri, quasi deificato dalla propaganda, che non deve far fronte ad alcun limite di tipo parlamentare o politico, c’è da essere preoccupati. Anche Kim Jong-un del resto potrebbe essere vittima della “patologia dei dittatori”, detta Hubris o Hybris, ben studiata in psichiatria, una sorta di intossicazione da potere. A causa di questa patologia il dittatore tende a staccarsi gradualmente dalla realtà, si auto convince che la sua missione è trascendente e va realizzata a tutti i costi, disprezza il parere degli altri, pratica il culto di se stesso, è capace insomma di compiere qualunque eccesso senza nemmeno rendersene conto…..La stessa Cina, preoccupata dalle intemperanze dei Kim, spinse Pyonyang nel 2003 a impegnarsi nel cosiddetto “negoziato a sei” per cercare una soluzione alla minaccia atomica nordcoreana.….senza risultati tangibili, purtroppo. Se gli USA sono ancora militarmente presenti nella Corea del Sud è proprio per fare da deterrente a possibili gesti inconsulti provenienti dal Nord. I nordcoreani poi sono abilissimi nelle politiche “altalenanti”, alternando cioè minacce portate avanti fino al limite estremo per fermarsi poi giusto in tempo, quando il gioco si fa veramente duro, e chiedere successivamente aiuti alle istituzioni internazionali, ONU in testa, per la popolazione che non se la passa proprio bene. Ma Kim Jong-un ha la stessa abilità dei suoi predecessori nel fare un passo indietro prima che la provocazione raggiunga il punto di non ritorno? Io credo che i timori della comunità internazionali siano fondati. Occorre dunque molta vigilanza e occorre soprattutto “lavorare ai fianchi” la Corea del Nord attraverso la Cina e la Russia affinché spingano il Paese del Calmo Mattino ad atteggiamenti più consapevoli. Soprattutto la Cina, dalla quale dipende in gran parte l’economia nordcoreana, potrebbe svolgere un ruolo significativo in questa direzione…

 

-La famiglia Kim gode di un grande prestigio interno, derivato dalla propaganda e dal ruolo del capostipite, Kim Il-sung, nella lotta contro gli occupanti giapponesi. Se a questo aggiungiamo l'impermeabilità del Paese, la sua potenza militare e la fedeltà di cui il regime gode presso le forze armate, si capisce quanto un cambio dello “status quo” sia difficile. La Corea del Nord è destinata dunque a rimanere ciò che è dal 1945?

-Se si considera appunto che la Corea del Nord è ancora un paese ermeticamente chiuso ad ogni influenza esterna, che da quasi settant’anni i nordcoreani non hanno conosciuto altri dei che le varie generazioni dei Kim, che la propaganda politica è onnipresente, che il culto della personalità è più sfrenato che mai, è difficile prevedere che il regime possa evolvere a breve scadenza. Del resto Kim III è convinto che ogni tipo di apertura, anche solo economica, possa danneggiare e limitare il suo potere assoluto. Quindi meglio lasciare tutto com’è! Un speranza di cambiamento potrebbe venire dal sempre annunciato ( e mai realizzato) riavvicinamento con i fratelli del Sud. Ma anche il questo caso Pyongyang fa due passi avanti e tre indietro. Kim in realtà teme che il suo paese, in caso di unificazione, sparisca e faccia la stessa fine della Repubblica Democratica Tedesca (comunista), totalmente assorbita dalla Repubblica Federale Tedesca (capitalista). Si può anche pensare che la drammatica situazione economica spinga i governanti nordcoreani ad adottare come punto di riferimento il modello cinese, il che potrebbe aprire prospettive inedite. Ma non sembra che sia arrivato ancora il momento: il popolo nordcoreano insomma può attendere…

 

-Ora veniamo al ruolo degli “alleati” di Pyongyang, due potenze locali e globali del calibro di Russia e Cina. Appoggeranno sempre Kim o potrebbero vedere nella sua linea un pericolo per la stabilità nella zona?

-La Cina, come detto, comincia a nutrire qualche perplessità sull’alleato nordcoreano. Pechino tuttavia non sembra disposta a rinunciare ai vantaggi geo-strategici che derivano dall’alleanza con la Corea del Nord, pur non privandosi di atteggiamenti critici nei confronti della politica di provocazione di Pyongyang. Più problematico e, in qualche misura, più pericoloso appare invece il ritrovato rapporto Nord Corea/Russia. Mosca infatti potrebbe approfittare del “raffreddamento” dei rapporti con Pechino per riprendere il posto che aveva l’Unione Sovietica, facendo in qualche modo rivivere l’asse esistente a suo tempo tra Kim Sung-il e Stalin. Non per niente il primo viaggio all’estero del giovane dittatore sarà a Mosca e non a Pechino!. In questa prospettiva il Cremlino potrebbe servirsi di Pyonynag in funzione destabilizzante per re-introdurre la sua influenza in quella regione de mondo…..

 

-Una domanda forse non facile: la situazione di grande tensione venutasi a creare è davvero tutta colpa dei nordcoreani? Non è forse riduttivo vederla in questo modo?

-E’ chiaro che nei conflitti internazionali raramente i torti e le ragioni sono da una sola parte. Tuttavia, detto in maniera estremamente sintetica, se ritorniamo un attimo agli anni del dopoguerra, ci dobbiamo innanzitutto chiedere: ma chi iniziò la guerra di Corea? Non certo gli americani, come invece attestano con sicurezza i testi scolatici che circolano a Nord. Fu invece, come si sa, una lucida aggressione, voluta da Kim Sung-il e sostenuta da Stalin, della Corea del Sud. Kim era probabilmente convinto di farne un solo boccone e di contare poi sul fatto compiuto, visto che gli americani avevano già da tempo abbandonato il paese. Ma aveva sottovalutato la capacità di reazione dell’Onu e di Washington, che guidò una coalizione di ben 17 paesi e ristabilì il confine sul 38° parallelo. Da allora la tensione non si è ami allentata. Anzi di recente Kim Jong-il ha denunciato l’armistizio, che tanto faticosamente era stato firmato nel 1953 nel villaggio di Panmunjom. Tecnicamente quindi Pyonyang e Seul sono ritornate allo stato di guerra…

 

-Non sono pochi, in Occidente e in Italia, i movimenti d'opinione che simpatizzano con la Corea del Nord. Come se lo spiega? E cosa si sentirebbe di dire a queste persone?

-Di andarsi a leggere il rapporto delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti dell’uomo in Corea del Nord, pubblicato nel febbraio del 2014. Un rapporto agghiacciante. Quali i crimini contro l’umanità addebitati al regime nordcoreano? Cito dal rapporto: “stragi, assassini, schiavitù, torture, imprigionamenti, stupri, aborti forzati e altre forme di violenza sessuale, persecuzione per motivi di ordine politico, religioso, razziale e sessista, trasferimento forzato di popolazioni, scomparsa di persone e atti inumani che hanno causato intenzionalmente una carestia prolungata”. Una rapporto di 400 pagine redatto dai migliori esperti dell’ONU sulla base di testimonianze dirette, colloqui riservati, riscontri incrociati, incontri con le stesse vittime miracolosamente fuggite dai campi di concentramento. Suggerisco al Senatore Razzi e a tutti i sostenitori italiani del regime di Pyongyang di meditare su questo rapporto, che non è opera della propaganda anti-nordcoreana, è la voce dell’intera Comunità Internazionale! A Razzi in particolare, che ha definito l’inferno nordcoreano “la Svizzera dell’Oriente”, suggerirei vivamente di accettare la proposta che gli è stata fatta di essere il protagonista di un film, accanto – pare – a Lino Banfi. Scoprirebbe allora di avere una natura di vero e inimitabile attore comico e inizierebbe una nuova carriera, liberando così il posto che del tutto inutilmente occupa nel Senato della Repubblica.

 

Nella foto, Domenico Vecchioni.

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