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Crisi globale

Corsa contro il tempo: Obama tratta l'accordo bipartisan contro il default

Torna lo spettro del'Hoover park: i nuovi poveri mangiano le piante nel cuore di New York
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Democratici e Repubblicani muro contro muro per un calcolo politico di bottega che rischia di partorire un segno meno nei fondamentali economici a stelle e strisce. Quello del temuto, affatto improbabile, default. Una catastrofe per la Nazione icona del libero mercato.
Il disincanto pungente di Flaiano farebbe dire che la situazione è 'grave ma non seria'.
Sotto attacco della speculazione sui titoli di Sato, immagine che va prendendo lessico comune fin troppo riecheggiante la 'Spectre' di 007 memoria, il Paese rimane con il fiato sospeso. Ma "è la globalizzazione bellezza", e senza un messaggio forte dall'altra parte dell'Oceano, non è difficile presagire un'altra settimana di passione finanziaria anche in casa nostra.
I segnali non sono incoraggianti. Per bocca polemica dei vertici Usa di Camera e Senato. 
"Non ci sono stati progressi. Le conferenze stampa dei repubblicani sono senza senso: dire che un accordo è vicino non è vero". Il leader dei democratici nel Senato Usa, Harry Reid, gela l'ottimismo su un accordo sull'aumento del tetto del debito, alimentato dalle parole dello speaker della Camera, John Boehner, e del leader dei repubblicani in Senato, Mitch McConnell.
Bozze di accordi bipartisan finite nel cestino giusto il tempo di proporle come "bozza d'intesa".
Obama tesse trame, cerca accordi e vie d'uscita per scongiurare il default della prima, almeno sulla carta, potenza economica e monetaria mondiale, .
Il tessuto sociale, mentre accordi in sessione notturna vengono messi sul tavolo, rivisti e ridotti a sintesi, si sfilaccia ogni giorno di più tra il farsesco e l'incazzatura diffusa.
Con le difficoltà a trovare lavoro, e i prezzi sempre più cari, sono in tanti, tra nuovi poveri e giovani immigranti, a sbarcare il lunario nutrendosi anche di quello che il Parco - il Central Park a New York - può offrire gratis: dalle verdure selvatiche alle bacche tra gli arbusti.
E mentre gli Usa tornano sull'orlo di una nuova recessione, questa notizia rievoca lo spettro di 'Hoover Park', com'era chiamata la zona del parco newyorchese, dove durante la Grande Depressione del '29, si accamparono a migliaia, dopo aver perso tutto, lavoro e casa.
In altri posti d'America, queste baracche presero il nome di Hooverville, un termine coniato da un democratico, Charles Michelson, per attaccare il presidente repubblicano, Herbert Hoover e le sue politiche anti-sociali.
Ora la battaglia per difendere il verde pubblico assume a tratti risvolti a metà tra il comico e il drammatico: "Se la gente continua a farsi l'insalata con le nostre piante - denuncia accorata Maria Hernandez, direttrice della Central Park Conservancy - finiremo per non avere più scoiattoli". Ma le piante non sono gli unici obbiettivi di chi cerca di sopravvivere con quello che offre gratis la città: a Brooklyn, a Prospect Park, la settimana scorsa alcuni ranger hanno multato due persone che "pescavano illegalmente nel laghetto".
Da tempo piovevano da quella zona molte segnalazioni di cattura di pesci e perfino di tartarughe. Ma a parte casi isolati, le autorità per ora sono più concentrate nella prevenzione, piuttosto che nella repressione. "Siamo impegnati a difendere un corretto utilizzo del parco - spiega Sarah Aucoin, direttrice dei ranger di New York - per la semplice ragione che se tutti cominciamo a mangiare bacche o tagliare e raccogliere le piante, finisce che il parco verrà distrutto".
Ma un accordo tra mariuoli in gessato non sarebbe la via maestra a tutela della misticanza, della fisiologica riproduzione degli scoiattoli, e, perché no. degli esseri umani? 
  E' un pensiero che vola spontaneo ed immateriale, prima che lunedì le borse valori aprano i battenti con una preventiva, diffusa sindrome da attacchi di panico, acuite dallo sport che pare andare per la maggiore: la speculazione finanziaria sui titoli di Stato sempre più tossici e sulla incerta tenuta dei conti pubblici.

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