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Tennis

Djokovic Re di New York

Il serbo Novak Djokovic corona la sua stagione incredibile con il successo agli Us Open di New York, battendo in finale Nadal. Ha sfiorato un clamoroso Grande Slam nel 2011
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Esagerato. Non trovo un aggettivo migliore per descrivere quello che ieri notte è andato in scena a New York. “La grande mela” è una città ricca di paradossi. Tutto è esaltato all'ennesima potenza, lì vivono più o meno pacificamente tutte le etnie mondiali, in un calderone che l'ha resa “the city”, il posto dove tutti (ma poi è vero?) vorrebbero stare. In questi giorni di doloroso ricordo del decennale dell'attacco dell'11 settembre, un “cataclisma sportivo” o un uragano con racchetta s'è abbattuto a Flushing Meadows. E' Novak Djokovic, che ha travolto tutti e tutto, continuando il copione che l'ha visto dominare il tennis quest'anno come mai era successo nell'era Open. Una striscia imbarazzante, che dall'Australia gli ha regalato 64 successi e solo 2 sconfitte, su tutte le superfici e latitudini, issandolo giustamente a n.1 del mondo. Né la potenza di Nadal (sconfitto ieri per la sesta volta consecutiva quest'anno in altrettante finali!) né la classe di Federer sono riuscito a fermarlo. Primo titolo a NY per “Nole”, che così completa una stagione pazzesca, che 12 mesi fa di questi tempi era nemmeno ipotizzabile. Allora Novak perse da Nadal la finale newyorkese: lottò, ma la maggior potenza e consistenza dell'iberico prevalse in 4 set. In tutto il 2011 Nole ha “scherzato” Nadal dal punto di vista tecnico, dando una sensazione di superiorità assoluta, un totale controllo della situazione. Come se fosse sempre pronto a mettere la freccia per il sorpasso e tenesse in scia l'avversario solo per fargli tennisticamente “male”. Eppure il Nadal di ieri era agonisticamente furibondo, giocando come un toro ferito a morte che carica con tutta la propria veemenza a testa bassa. Nelle 4 ore di gioco s'è visto un campionario di mazzate forse mai viste in una finale così importante. Un'intensità massacrante, che credete ha stancato il vostro cronista come se fosse stato lì in mezzo alla bagarre. Un match tecnicamente brutto ma di una intensità brutale. Un incontro di boxe con racchetta, dove un pubblico fin troppo presente ha creato un'area infuocata, un'atmosfera da sfida all'ultimo sangue. Si sono visti decine di scambi assurdi per continuità di spinta e capacità di recupero, degni di una playstation impazzita che giocasse contro se stessa. Uno spettacolo che potrà aver esaltato qualcuno, che ma ha un po' mortificato “l'arte nobile” del tennis, uno sport che è nato 500 anni fa (omaggio al grande Gianni Clerici) per esaltare estro, destrezza e fantasia. Un match che definirei “preterintenzionale”, che non voleva uccidere lo spettatore e lo spettacolo, ma fargli un po' male sì. Troppo severo con i due attori? Probabilmente, lo ammetto. Ma se questo sarà il prototipo di tennis a cui dovremo assistere in futuro al massimo livello, tra i due migliori giocatori del mondo nello stadio più grande del mondo, allora forse non dovremo più chiamarlo tennis ma bladetennis o roba simile, perché gli attori parevano più dei replicanti che uomanoidi. Dove ha vinto Djokovic la finale? Come gli altri 6 successi precedenti contro Nadal in stagione, ha giocato alla pari dal punto di vista agonistico e fisico, anzi sovrastando a tratti Nadal per intensità e forza (roba impensabile qualche mese fa!), e ha inserito una maggior classe tecnica, la sua abilità nel saper fare più cose in campo. Pochissimi campioni hanno risposto meglio di Djokovic nella storia del tennis. Non tanto per facilità di trovare il punto ma per continuità e capacità di rimettere la palla lunghissima e centrale, facendo così perdere campo al battitore senza concedergli alcun angolo. Poi col rovescio bimane ha trovato alcune soluzioni spettacolari sia in lungolinea che in cross. Dominando quella diagonale che invece è stata l'”ammazza-Federer” per Nadal in tutte le loro sfide, Novak s'è garantito l'ennesimo successo, il primo Us Open e quarto Grand Slam in carriera (2 Australian Open, 1 Wimbledon, 1 Us Open). Dove però ha vinto il torneo Djokovic è stato in semifinale, quando contro Federer è stato capace di annullare due match point nel quinto set, rimontando due set di svantaggio. Un capolavoro, perché Roger aveva giocato alla grande fino al 5-3 del quinto set. Cronaca: Federer s'era procurato due match point a favore; sul primo spara un servizio a oltre 200km/h, esterno. Djokovic, furibondo per aver perso malamente il game precedente, ha chiuso gli occhi e fatto partire una palla allucinante che come un fulmine ha tagliato il campo in cross, pizzicando un millimetro di riga. Sul punto successivo Roger patirà un nastro sfortunato che gli costerà il match (e forse il torneo), ma quella risposta resterà nella storia di questo torneo, e di questo sport. Un segno del destino, ma anche lucida follia e classe per riuscire a tirare un dritto del genere, in quel momento. Quel colpo è stato un metaforico schiaffo a Roger, per avergli impedito di realizzare il Grande Slam con la sconfitta subita a Parigi. Del resto, la vendetta va consumata fredda.

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