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Medicina e salute

La pillola dei '5 giorni dopo': il caso Italia

Le reazioni degli esperti alla richiesta di un preliminare e obbligatorio test di gravidanza
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

E' già in commercio in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. Ora in arrivo anche in Italia. Si tratta dell’ulipristal, meglio nota come la pillola dei '5 giorni dopo', il contraccettivo di emergenza di ultima generazione, funziona fino al quinto giorno successivo a un rapporto sessuale non protetto. Il via libera è arrivato il 15 giugno scorso dal Consiglio Superiore di Sanità. Ma come era stato già ipotizzato l'arrivo nel nostro Paese non ha mancato di suscitare polemiche: in discussione infatti la necessità di attuare obbligatoriamente, prima della somministrazione, un test generalizzato di gravidanza. Su questo punto, ovvero sulla prescrizione obbligatoria del test, quasi 9 ginecologi italiani su 10 si dicono contrari. Secondo gli esperti infatti così verrebbe meno la tempestività d'uso della contraccezione d'emergenza. Inoltre, solo il 15,7% delle donne accetterebbe il test senza obiezioni, mentre il 32% pensa che le donne potrebbero rinunciare a questa opportunita'. Sono questi i principali risultati della prima indagine sul tema, svolta da Datanalysis per conto dell'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) su oltre 300 ginecologi italiani di Asl e Ospedali.
Ma che cos'è esattamente l'ulipistral, come funzione e in cosa si differenzia dalla pillola del giorno dopo? Gli studi hanno ampiamente dimostrato che la sua efficacia è pari a quella della pillola del giorno dopo, il levonorgestal, ma a differenza di questa l’ulipristal mantiene la sua efficacia se somministrata in un lasso di tempo di 120 ore, mentre il levonorgestrel va preso entro 72 ore, e comunque il prima possibile dopo il rapporto, perchè perde via via di efficacia. Affidiamoci invece alla parola degli esperti per comprenderene meglio il meccanismo intorno al quale si concentra, come sempre, il dibattito etico-politico. "Il levonorgestrel è un progestinico - spiega Emilio Arisi, ginecologo all’ospedale di Trento e membro del Consiglio direttivo della Sigo, la società italiana di ginecologia e ostetricia - che funziona interferendo con l’ovulazione, prima cioè che si verifichi la fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo". Non è dunque un abortivo. "Secondo le ricerche condotte finora - continua il dottor Arisi - anche l’ulipristar, che invece ha un effetto anti-progesterone, agisce sui meccanismi dell’ovulazione". Il motivo della polemica dunque nasce dall'estendersi dell'intervallo di tempo fino al quinto giorno: sostanzialmente il farmaco potrebbe anche agire impedendo l’impianto di un ovulo già fecondato nell’utero, di qui la richiesta di un preliminare test di gravidanza. 
Ma va specificato che questa nuova pillola non è in alcun modo paragonabile al mefepristone, cioè alla pillola Ru486, quella utilizzata per l’aborto in alternativa alla chirurgia: in questo caso il farmaco agisce sull’ovulo fecondato già impiantato nell’utero. "La nuova pillola è sicuramente un avanzamento - commenta Rossella Nappi, ginecologa all’Università di Pavia, - ma non va utilizzata come sistema contraccettivo abituale. È un sistema di backup - continua Rossella Nappi - da suggerire a donne che hanno già fatto una scelta contraccettiva, ma che hanno dimenticato, per esempio, di prendere la pillola o che ha avuto un incidente con il preservativo. Oppure a donne che, per problemi medici vari, non possono assumere estroprogestinici e che, con la pillola del giorno dopo, possono avere a disposizione una protezione in più".
Già approvata dall'EMA, l'Autorità Farmacologica Europea, la pillola è oggi acquistabile in vari Paesi europei ed anche negli Stati Uniti dove, contrariamente all'Italia, non sono stati posti limiti all'accesso alla prescrizione. A tale proposito Rossella Nappi dichiara:
 ''Penso di potere esprimere a nome della comunità scientifica italiana l'imbarazzo, a fronte delle posizioni assunte dagli organismi regolatori mondiali, nel caso in cui venisse applicata una restrizione d'accesso generalizzata alla contraccezione d'emergenza''. L'Osservatorio O.N.Da, conclude la sua presidente Francesca Merzagora, ''si affianca a quanto espresso dal mondo clinico, ritenendo che l'Italia rappresenterebbe, in caso di restrizioni, un'eccezione assoluta tra i Paesi europei. L'esecuzione di un test ematico ritarderebbe, infatti, l'accesso all'ultima possibilità per evitare un'interruzione volontaria di una gravidanza indesiderata''.

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