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Pdl-Lega

Caso Ruby, l'attacco della maggioranza:"Dai pm interpretazione scorretta"

Lunga lettera al Presidente della Camera sul conflitto di attribuzioni.
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

I magistrati di Milano decidendo di continuare ad occuparsi del 'caso Ruby' nonostante la Camera si fosse pronunciata per la competenza del tribunale dei Ministri, avrebbero leso le prerogative dell'assemblea di Montecitorio e avrebbero dato della disciplina vigente "un'interpretazione scorretta". È quanto si legge nella lettera scritta dai capigruppo di maggioranza alla Camera Fabrizio Cicchitto, Marco Reguzzoni e Luciano Sardelli. Nelle quattro cartelle e mezzo di lettera inviata al presidente della Camera Gianfranco Fini dai capogruppo di maggioranza, si definisce anche "surreale" il merito del processo a carico di Berlusconi per il quale lui è imputato di prostituzione minorile e concussione. Cicchitto, Reguzzoni e Sardelli sostengono che al premier sia stato attribuito il reato di concussione perchè lui, infatti, ha chiesto "alcune informazioni ad un dipendente della questura di Milano", nella sua funzione di Capo del Governo. Pertanto, basandosi su alcune sentenze della Corte Costituzionale e su norme attualmente in vigore, la tesi sostenuta dalla maggioranza è piuttosto chiara: tocca alla Camera competente decidere sulla ministerialità del reato e concedere o negare l'autorizzazione a procedere. Un compito del genere, si sottolinea, non può esser certo "demandato alla singola autorità giudiziaria" che, tra l'altro, non può compiere alcuna indagine senza l'autorizzazione del Parlamento. "La legge - osservano i tre esponenti del centrodestra - e men che meno la Costituzione, non autorizza a considerare attribuita all'insindacabile giudizio dell'autorità giudiziaria procedente la valutazione sulla ministerialità del reato". Anzi, la legge numero 219 del 1989 dice che spetta al Tribunale dei Ministri "la competenza primaria a qualificare come ministeriale il reato". Se invece "si rimettesse al singolo giudice il vaglio esclusivo della ministerialità, si finirebbe per attribuire ad esso un potere che costituzionalmente non gli compete". Insomma, il singolo magistrato non può privare il Parlamento del potere di concedere o meno l'autorizzazione a procedere nei confronti di un ministro. Non si tratta dunque solo "di una lesione dei diritti della difesa e di una violazione del principio del giudice naturale (che Silvio Berlusconi potrebbe ovviamente far valere nel processo)". Ma "di una lesione delle prerogative di un altro potere dello Stato: lesione costituzionalmente rilevante che non crediamo possa essere derubricata a mera questione di giurisdizione". "All'organo parlamentare - si legge ancora - non può essere sottratta una propria autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati oggetto di indagine giudiziaria, nè tanto meno - ove non condivida la conclusione negativa espressa dal Tribunale dei ministri - la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale assumendo di essere stata menomata, per effetto della decisione giudiziaria, della potestà riconosciutale dall'articolo 96 della Costituzione". Potere che deve essere riconosciuto alla Camera soprattutto nel caso in cui "l'autorità giudiziaria ometta colpevolmente (o, peggio, dolosamente) la trasmissione degli atti al Tribunale dei ministri, discendendone i medesimi effetti". Pertanto, nella lettera, si riconosce da parte dei magistrati di Milano, che non avrebbero rispettato queste disposizioni, "un intendimento persecutorio o di contrapposizione al Parlamento". I tre capigruppo si richiamano quindi al dibattito che si è avuto in Giunta per le Autorizzazioni e poi in Aula sulla richiesta di perquisire gli uffici del ragioniere di Berlusconi Giuseppe Spinelli. Siccome Montecitorio, in quell'occasione, decise di rimandare gli atti alla procura di Milano considerando competente il Tribunale dei ministri, il fatto che i magistrati milanesi siano andati avanti per la loro strada senza tenere in considerazione tale pronuncia, il loro comportamento ha "una portata lesiva delle prerogative della Camera". Comportamento fondato su "un'interpretazione scorretta della disciplina vigente che potrebbe introdurre, se trascurata e ripetuta in futuro in casi analoghi, una modifica implicita della Costituzione quanto ai rapporti tra poteri dello Stato". Ed è per queste ragioni, conclude la lettera, che si chiede alla Camera di accertare la sussistenza delle condizioni per sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale "a tutela delle prerogative della Camera lese dall'operato omissivo della magistratura procedente (Procura di Milano e Gip) nei confronti di Berlusconi".

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