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Tennis

Follie tennistiche di mezza estate?

Tutti i big del tennis stanno "toppando" quest'estate. Come mai?
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Se un appassionato distratto, magari appena tornato dalle ferie oppure assonnato sotto l'ombrellone, legge i risultati tennistici della settimana potrebbe sobbalzare o non credere a quel che legge. Nadal estromesso da Dodig (!) a Montreal, dove già erano usciti subito Murray e Del Potro, con l'aggiunta della sconfitta di stanotte di Re Federer. A Toronto per le donne non va mica tanto meglio: out Wozniacki (grande Roberta Vinci qua! Lo diciamo subito a scanso di equivoci), Clijsters, Sharapova. Ecatombe. Che succede dopo Wimbledon? E' scoppiata una crisi anche nel tennis? E' in atto una tennis revolution? No. E' quasi “normale”, prevedibile direi. Solo il Djokovic robocop di questo 2011 regge senza sbandare, tutto il resto della truppa, maschi e femmine, pagano il momento del calendario e il trand attuale dello sport della racchetta. Proviamo a capirci qualcosa. Sinteticamente, ma spero con profondità di analisi.

Ormai da qualche stagione il calendario del tennis vive su alcuni momenti “top”. Il periodo più caldo è certamente quello che va da Roma (inizio maggio) a Wimbledon (inizio luglio). Lì tutti vogliono esserci, al top. E possibilmente vincere. Finito questo periodo, i big hanno già alle spalle 6 mesi di tennis, con parecchi (diciamo pure troppi) voli intercontinentali, e molto logorio. A volte anche scoramento quando la stagione per la sua prima metà non è andata proprio come si voleva. Dopo Wimbledon tutti o quasi tirano il fiato. Almeno i big, eccetto coloro che non hanno brillato e cercano di raccattare qua e la, anche in tornei minori, punti e dollari per giustificare la propria presenza. I super-Big dopo Wimbledon staccano la spinta. Di Brutto. Questo perché il momento tra terra battuta e erba è cruciale, e tutto si brucia troppo velocemente. Soprattutto nel tennis di oggi, dove la presenza fisica, la efficienza e la forza sono purtroppo il vero winner. Allora finisce che i big giochino paradossalmente poco (19-20 tornei all'anno), e concentrandosi solo in certi momenti, impoverendo tante altre settimane dell'annata tennistica, quando in tornei anche con ottima storia e tradizione (mi vengono in mente i recenti eventi di Stoccarda in Germania o Gstaad su terra) restano a giocare tennisti “medi”. Molti campioni sono scesi in campo a Montreal già con la testa agli Us Open. Alcuni davvero in pessime condizioni sia fisiche che tecniche. E a Cincinnati non sarà poi tanto diverso. Che succede allora? L'appassionato è “condannato” a sorbirsi tornei teoricamente importanti con i campioni a scartamento ridotto? Si. La colpa è di come è diventato il tennis oggi, sia dal punto di vista del campo che dell'organizzazione. Far sì che pochi eventi siano “top” non è una cattiva cosa, in teoria. Un 14-15 tornei all'anno dove i grandi siano davvero in forma e pronti a vincere sarebbe un piatto allettante. Purtroppo nei fatti non è così. Ormai i tornei del Grande Slam sono gli unici veri obiettivi per i campionissimi, e tutto il resto è ...noia direbbe “il Califfo”. Senza esagerare, in certi momenti dell'anno è proprio così. Ma il problema vero sta a monte. E' nel tennis in campo. Troppo fisico, troppo duro, troppo dispendioso. Per arrivare al top ai pochissimi grandi obiettivi, si sacrifica tutto il resto. Vilas nei ruspanti '70s non correva molto meno di oggi, anzi.. e finiva per giocare oltre 150 partite all'anno. Oggi un tennista dopo 60-70 match è logoro, spesso scassato. Perché? Perché i ritmi sono troppo elevati, si gioca un tennis troppo muscolare e quindi logorante, e troppo sul cemento che ammazza i muscoli. Lo conferma anche un certo Federer, uno che a giocare non ha mai fatto poi così tanta fatica. “La mattina dopo 4 set duri sul cemento sono tutto un dolore, ho bisogno di qualche ora e degli allenamenti specifici per riprendermi”, ha detto più o meno in queste parole più di una volta. Figuriamoci lo stress subito da un tennista più normale di Roger... che deve sputare sangue per ogni 15. Esiste una soluzione, per vedere più spesso bel tennis, e con più continuità? In modo che big si rompano di meno e giochino paradossalmente di più? Si. Quale? Tornare ad un tennis meno disumano, in cui conti di più la tecnica che la forza e la potenza. Difficile? No, basterebbe tornare a racchette non di legno ma con ovale più piccolo, 80 max 85 pollici, come aveva Sampras tanto per dire. Con quel tipo di racchetta sarebbe premiata la tecnica, e non tanto la potenza. E magari anche con corde solo naturali in budello, in modo che rotazioni assassine siano proibite e si torni così anche a frequentare la rete spesso e volentieri. Così potremmo rivedere un tennis vario, più divertente e “leggero”. E' una soluzione talmente semplice che i cervelloni dell'ATP non ci arriveranno mai. Bellissima utopia di mezz'estate. Anzi, proprio Middle summer night's dream in salsa tennis. Buon ferragosto.

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