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Oceano indiano

Petroliera italiana nelle mani dei pirati

Assalto con spari e colpi di Rpg. Nell'equipaggio cinque italiani, non sarebbero feriti
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Un attacco meticolosamente curato, una vera e propria azione di guerra. Un barchino con a bordo cinque pirati ha raggiunto e attaccato alle 5 e 30 ora italiana la petroliera 'Savina Caylyn'. Nell'assalto sono stati esplosi vari colpi di mitra e razzi Rpg, ma allo stato non risultano feriti tra i 22 membri dell'equipaggio, cinque italiani e 17 indiani.

Il mercantile italiano è nelle mani dei pirati, con i quali non c'è stato finora alcun contatto. L'attacco alla petroliera italiana 'Savina Caylyn' (un bestione da 105 mila tonnellate della Fratelli D'Amato, la società armatrice proprietaria della nave che ha sede a Napoli) è avvenuto in pieno Oceano Indiano, a 880 miglia dalla Somalia e a 500 dall'India, e questo significa - viene sottolineato da fonti della Marina militare - che il barchino di pirati è stato presumibimente messo in acqua da una cosiddetta 'nave madre' che incrocia in quella zona. Il comandante della petroliera ha tentato di sottrarsi ai pirati compiendo le manovre 'evasivè previste in questi casi - accelerazione della velocità, repentini cambi di rotta - e usando potenti getti d'acqua contro il barchino, ma i malviventi non hanno esistato a usare mitra e lanciarazzi Rpg, riuscendo così a salire a bordo e ad impossessarsi della motonave. La fregata della Marina militare 'Zeffirò, che si trova in Oceano Indiano nell'ambito della missione antipirateria dell'Unione europea 'Atlantà, si sta dirigendo nell'area dove è avvenuto l'attacco che raggiungerà in un paio di giorni, essendo distante circa 500 miglia. Anche il pattugliatore Comandante Foscari, che ha da poco attraversato lo stretto di Suez potrebbe anch'esso dirigersi al largo delle coste somale, dove nel frattempo la motonave viene condotta dai pirati, per monitorare la situazione. L'Unità di crisi della Farnesina sta seguendo la vicenda. "La nave attualmente è in alto mare e l'operazione non è ancora conclusa", ha detto il ministro degli Esteri Frattini da Praga. "È la conferma ulteriore che a distanze così grandi dalla costa ci può essere un atto di pirateria e dunque che è necessaria una ancora più forte collaborazione internazionale antipirateria". (SS)

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