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Sport

Addio a Fiorenzo Magni

Classe 1920, fu grande ciclista, il terzo uomo nell'era di Bartali e Coppi. Fu chiamato il "leone delle fiandre" per le sue imprese nelle classiche
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Fiorenzo Magni si è spento all'età di 91 anni a Monza. Toscano doc, grande ciclista dal 1940 al 1956, fu il "terzo uomo" nell'epopea di Bartali e Coppi, strappando grandi vittorie nonostante i campionissimi con cui doveva confrontarsi in ogni grande evento.  Ricco il suo palmares: 3 giri d'Italia (1948, 1951 e 1955) e 3 giri delle Fiandre consecutivi, dal 1949 al 1951, che gli valsero il soprannome insieme al suo carattere indomito e di grande lottatore nelle corse. Divenne poi commissario tecnico nella squadra nazionale di ciclismo, e raccontò molti aneddoti anche sul discusso rapporto tra Coppi e Bartali, per esempio sulla notissima foto del passaggio della borraccia tra i 2 rivali, affermando che "fu Bartali e passarla a Coppi". Nel 1954  fece cadere un tabù storico nel mondo del ciclismo, fino ad allora egemonizzato dalle sole case produttrici di biciclette: si presentò al via di una corsa la scritta della crema Nivea sulla maglia. E’ la prima sponsorizzazione e il primo campione a mettersi su questa strada.

Da giovane lavorò nella piccola impresa di trasporti del padre a Vaiano, facendo le consegne in bicicletta. Un po' alla volta la bici divenne una passione e nel 1936 iniziò a gareggiare con l'Associazione Ciclistica Pratese. L'anno seguente passò alla categoria allievi vincendo il Campionato regionale toscano e altre dodici corse. Nel 1937 il padre morì in un incidente stradale e Fiorenzo si trovò, appena diciassettene, a dover mantenere la famiglia. Riuscì a conciliare lavoro e ciclismo allenandosi nel poco tempo libero che gli restava. Passò dilettante nel 1938 con l'Associazione Ciclistica Montecatini Terme dove gareggiava anche Alfredo Martini. Si mise subito in luce conquistando molti successi e si guadagnò la convocazione in Nazionale per i Mondiali di Varese del 1939, poi annullati a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la guerra si trasferì a Monza, stabilendosi definitivamente in Lombardia.
Toscano forte anche nel carattere, e capace di far parlare di se anche al si fuori fuori dal mondo del ciclismo, non nascose mai le sue simpatie fasciste, come è documentato dalla sua adesione alla repubblica di Salò. Subì anche un processo, e assolto per amnistia, per una presunta partecipazione alla strage di Valibona nel '44 in cui vennero uccisi alcuni partigiani. 
Rimase sempre vicino al mondo del ciclismo, tanto da diventare presidente della Fondazione del Museo del ciclismo del Ghisallo. Nel 2004 fu insignito del Collare d'Oro al Merito Sportivo, ultimo riconoscimento prima della scomparsa avvenuta oggi.
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