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Ecco perché la Corea del Nord non rappresenta una minaccia

Il Paese in guerra nucleare ma senza sparare nemmeno un colpo di pistola
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

La strategia messa in campo negli ultimi giorni da Kim Jong-un attraverso il massiccio ricorso alla retorica bellicosa, si muove e si snoda, essenzialmente, sulla linea di tre direttrici:

 

; la ricerca di una legittimazione interna per la sua leadership giovane ed ancora instabile

 

; l'esigenza di accattivarsi la potente casta delle forze armate

 

; il bisogno, assoluto ed imprescindibile, di contrattare aiuti per un'economia stremata che allo stato attuale attinge buona parte delle risorse dallo spaccio su larga scala di sostanze stupefacenti (i pusher in molti casi sarebbero addirittura gli stessi diplomatici).

 

In questo, il giovane Kim ricorda Boris Eltsin, costretto a mostrare muscoli che erano ben lungi dal possedere (e l'Occidente lo sapeva, tanto da permettersi di mandare i bombardieri sulla Serbia) per legittimarsi di fronte ad un popolo sfiduciato, ad un esercito frustrato dai tagli ed ottenere le iniezioni economiche di cui le casse russe, devastate da 75 anni di statalismo pervasivo ed asfissiante, necessitavano come di ossigeno. Non dobbiamo però dimenticare che la Corea del Nord, pur essendo "soltanto" un "junior nuclear State" (dispone di 8 ordigni di potenza inferiore a quelli sganciati sul Giappone imperiale), contrariamente alla Russia di "Corvo Bianco" è un Paese del tutto cristallizzato (e cristallizzante), impermeabile, anomalo e capitanato da un soggetto il cui reale equilibrio, umano e politico, deve ancora essere testato. Per questo, nonostante i "secret agreement" probabilmente allo studio ed al vaglio delle diplomazie, la crisi non va presa sottogamba.

 

Intanto, negli Stati Uniti si moltiplicano le teorie su come affrontare il problema. Chi chiede che le minacce della Corea del Nord vengano ignorate, come l'esperto di politica estera Doug Bandow, secondo il quale la risposta alle provocazioni equivale a conferire credibilità e legittimazione alla dittatura di Pyongyang, in realtà molto debole e fragile, anche dal punto di vista militare (è notizia recente la violazione da parte di Anonymous dei sistemi informatici del regime). E' invece opinione dell'esperto della Corea del Nord Gordon Chang che gli USA debbano rispondere in modo energico, sia per via diplomatica che militarmente, al fine di evitare che l'immagine americana ne risulti indebolita e che il giovane e acerbo Kim possa abituarsi ad un Occidente troppo permissivista e, quindi, incapace di fronteggiare le sue velleità. Han Park, docente ed ex mediatore tra gli USA e Pyongyang, invita a trattare, in modo da dare a Kim quello che sta cercando, ovvero un consolidamento interno ed un potere contrattuale. Questa strada porrebbe fine, secondo Park, al clima di tensione che sta infiammando la penisola. Il fatto che non un soldato di Pyongyang o un'arma siano stati mobilitati o mossi al confine, dimostra in ogni modo quanto l'azione nordcoreana sia soltanto mero sfoggio di retorica e propaganda muscolare, da confinarsi entro il perimetro dell'innocuità. Intanto, Russia e Cina stanno abbandonando lo scomodo e irrequieto amico.

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