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Faccia a faccia con i debunkers

Intervista a Sandro Martone, fondatore di "Bufale e dintorni-Fermatele"

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». 

 

Questo il giudizio che il grande e compianto Umberto Eco espresse su internet e sui social network, il giorno in cui ricevette la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” dall'Università di Torino. Parole senza dubbio molto dure che non mancarono di suscitare critiche ma anche l'approvazione di molti. Si, perché il web, questo eccezionale strumento di diffusione e condivisione, tende spesso a diventare anche il megafono dell'allarmismo ingiustificato, della manipolazione e della distorsione del fatto, della menzogna, della “bufala”. Ed è proprio ad un “cacciatore di bufale” (“debunker”, nel gergo di settore) che ci siamo rivolti per sapere tutto su questo fenomeno pericoloso, per gli internauti come per la società nel suo insieme. Informatico 44enne, Sandro Martone è il fondatore di “Bufale e dintorni-Fermatele”, pagina Facebook con oltre 45mila contatti che si occupa appunto di smascherare la disinformazione e chi la fa. 

 

 

-Lei ha fondato e gestisce una pagina anti-bufale con oltre 45mila fan. Un gran bel risultato. Come ci siete arrivati?

-Con tanta pazienza e costanza. La gente, per fortuna, ha iniziato a verificare le informazioni, e lo fa grazie a pagine come la mia. Dato che Facebook ha un bacino di utenti vastissimo, offre la possibilità a chiunque di mettere on line bufale e\o notizie manipolate per i propri interessi.

 

-Le dà una mano qualcuno oppure fa tutto da solo?

-Per i primi 3 mesi ho fatto tutto da solo, poi, proprio grazie alla pagina ho conosciuto Actarus (nickname di un altro amministratore della pagina, ndr) che mi ha affiancato come amministratore totale. Piano piano, dato che la pagina cresce costantemente, attualmente abbiamo una media di nuovi iscritti mensili di circa 2500\3000 fan, ho dovuto reclutare altri collaboratori. Qualcuno contattato direttamente da me ,altri tramite post in pagina dove chiedevo chi volesse imbarcarsi in questa impresa. Ora siamo 9 in tutto, operanti sia sul blog che sulla pagina Facebook.

 

-Quando le è venuta l'idea di diventare un “debunker”?

-Prima di Bufale e Dintorni avevo L’Informatico, sempre pagina Facebook, dove trattavo principalmente Facebook e tutte le sue novità (era il periodo del cambio profilo, l’avvento delle nuove pagine, circa 10 anni fa) e sbufalavo le assurdità del Web, ma solo le più eclatanti. Purtroppo uno dei miei collaboratori ha subito il furto del proprio account e di conseguenza delle credenziali di accesso alla pagina, che è stata eliminata. Sono riuscito a recuperargli l’account ma la pagina no. Lo stesso giorno mi compare nella mia home di Facebook una bufala su una bambina appena operata al cuore. L’autore del post invitava a cliccare “mi piace” collegandolo a ipotetici auguri di pronta guarigione farciti di assurdità medico/cliniche. Si trattava di sciacallaggio osceno, solo per ammucchiare “mi piace” e condivisioni per far aumentare la visibilità della pagina. La bambina assomiglia moltissimo a mia figlia, che ai tempi era di età molto prossima a quella della bimba in foto. Ho guardato la mia piccola e mi sono arrabbiato molto. Sono andato subito a creare la pagina “Bufale e Dintorni”. Per una pura questione di semplicità, questa è stata la seconda sbufalata, la prima è stata quella del senatore Cirenga. Sono stato il primo su Facebook, dopo circa un anno sono arrivate altre pagine con gli stessi scopi.

 

-Si, ma..chi è un debunker? Ci racconti come lavorate.

-Posso raccontare come lavoro io. Nella maggior parte dei casi fiuto una bufala solo leggendo il titolo, esistono quasi degli standard per chi crea bufale, e la maggior parte riguardano il titolo del post\articolo. Una volta individuata la bufala di turno passo subito a Google, immettendo le parole chiave del titolo e facendo ricerche sulla fonte\autore della bufala. L'autore stesso, spesso, ci fa capire se è una bufala, satira o una semplice presa in giro per farsi due risate. Poi passo al vaglio i vari risultati ottenuti, con controlli incrociati sia per contenuti che per fonti. Passo successivo mi documento approfonditamente sull'argomento in questione. Una volta che ho tutte le informazioni , da fonti autorevoli, preparo la sbufalata, con tutti i riferimenti del caso e link alle varie spiegazioni.

 

-La rete, forse lo strumento più importante mai concepito per la divulgazione del sapere, spesso si trasforma invece in qualcosa di opposto, in un'arma per veicolare disinformazione, allarmismo e ignoranza. Secondo lei, perché ?

-Perché non ha nessun limite e nessun controllo, almeno non nel momento di mettere on line qualunque cosa. E' gratuito, si paga solo la connessione, è aperto a tutti, purtroppo anche a chi ne fa un uso scorretto e per fini personali. Molti sono gli esempi di ragazzi, spesso anche minorenni, che hanno aperto siti\blog e pagine per fare soldi con la visualizzazione della pubblicità che ospitano. Ma per poter rendere visibile questa pubblicità, si deve portare gli utenti sulla propria struttura, e qui entrano in gioco le bufale.Titoloni scandalistici che generano indignazione, odio razziale, religioso o politico. E tutti cliccano per leggere la fesseria del momento, pronti a scatenarsi con commenti al limite della censura. Tutto questo genera traffico in rete, questo è traffico in rete. Io, spesso, dico in pagina che voglio la patente per detenere e usare in rete un pc. In molti casi, le bufale e la diffusione di notizie errate in rete, ha creato problemi reali, nella vita reale. L'ambiente virtuale si spegne con il computer, ma se scrivo in tono giornalistico di un nuovo pericolo per la salute contenuto nel pane, di sicuro ci sarà una reale preoccupazione da parte della gente che smettera' di consumare pane. Tutto questo per aver dato retta a un post. Il Web è una risorsa infinita, utilissima ma, purtroppo, accessibile a chiunque.

 

-E' un fenomeno reversibile o dobbiamo rassegnarci al trionfo della disinformazione?

-E' assolutamente reversibile, e personalmente non mi rassegrerò mai. Negli ultimi due anni ho notato, da parte di un numero sempre crescente di utenti, la voglia di avere a che fare con informazioni genuine, confermate da fonti attendibili e da dati reali inattaccabili. Questo anche per merito delle pagine come la mia, che mostrano quanto sia facile far credere che gli asini volino da dietro una tastiera.

 

-Quali consigli si sente di dare agli internauti per “viaggiare informati”?

-Evitare assolutamente i titoloni scandalistici, dell'ultima ora e che “nessuno vuole far sapere”. E non fermarsi mai al solo titolo, spesso fumo negli occhi e basta. Se realmente interessati a quella particolare notizia, verificare,verificare e verificare. Il Web offre molti strumenti per contrastare il fenomeno della disinformazione. Cito il grande Paolo Attivissimo, a mio avviso Il debunker il cui lavoro mi ispira e insegna sempre qualcosa sul fenomeno delle bufale. Su Facebook ci sono i miei colleghi di Butac, anche loro sempre presenti e preparati.

 

-Idee per il futuro?

-Diverse, alcune a breve scadenza altre ben più lontane, ma confido di riuscire a realizzarle tutte. Al momento, oltre a mantenere il mio impegno su Facebook, sto lavorando a un libro sulle bufale on line, che ha come centro gravitazionale la mia pagina e il social network, ambiente maggiormente coinvolto dalla cattiva,pessima informazione. Stiamo lavorando a un corto metraggio ambientato nel reale, molto lontano dalla realtà virtuale del Web, che permetterà di rendersi conto delle conseguenze che le bufale hanno sulle nostre vite, nel nostro quotidiano. Altre idee che al momento preferisco tenerle ferme, sotto il tappetino del mouse.

 

Il link alla pagina:

https://www.facebook.com/StopBufale/?fref=ts

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